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Formazione aziendale contro la violenza sulle donne: la marcia in più di All Food

Incontriamo Massimo Piacenti, Amministratore Delegato della All Food Spa, un’azienda di circa 2000 dipendenti, a prevalenza (circa il 90%) femminile, per alcune riflessioni su questa peculiarità aziendale. 

La All Food è un’azienda le cui dipendenti sono al 90% donne. E’ una forza o una debolezza per l’impresa?
“Ho sempre considerato questo aspetto della nostra azienda come un assoluto punto di forza. Noi ci occupiamo prevalentemente di ristorazione collettiva, la preparazione, cioè, di pasti per le scuole, per ospedali o strutture di assistenza, per aziende. Si tratta di una sfera della cura che, senza voler assecondare stereotipi culturali, considero una grande competenza delle donne. Non un ruolo da assolvere, ma una competenza che rappresenta senza dubbio un vantaggio per l’azienda stessa, un sapere e una capacità di individuare percorsi innovativi per rispondere anche alle nuove esigenze richieste dalle trasformazioni che hanno investito le famiglie. Le donne sanno, meglio di chiunque altro, perché lo vivono sulla loro pelle, cosa significa qualità e responsabilità della cura e, in un servizio come il nostro, complessivamente e in ogni ruolo, rappresentano una grande spinta anche per migliorarci costantemente e per promuovere qualità.”
E nella vostra azienda come vi muovete?
“Intanto mi preme dire che le donne, in All Food, ricoprono ruoli cruciali anche nell’ambito dello staff di direzione aziendale (dove sono in maggioranza) e, in una sinergia positiva con i colleghi uomini, anch’essi di grande valore per l’azienda, riusciamo a valorizzare i diversi punti di vista in un’ottica di reale arricchimento. Colgo però l’occasione di questa nostra chiacchierata e a dire il vero della concomitanza con l’arrivo dell’8 marzo, per raccontare due indirizzi su cui stiamo lavorando.

stop violenza sulle donne

Il primo riguarda il tema della violenza di genere, una vicenda che investe un numero impressionante di donne e, quindi, di uomini che la esercitano.

Riguarda prevalentemente le famiglie e tutti i ceti sociali.
Abbiamo deciso di inserire, nei nostri piani di formazione e aggiornamento del personale, anche un modulo rivolto proprio alla violenza di genere, come si previene, come si affronta e come si riconoscono quegli elementi di “allarme” che dovrebbero aiutarci a prevenirla.

Il secondo riguarda il welfare aziendale. Stiamo valutando un progetto che possa introdurre, anche in un’azienda come la nostra, disseminata sul territorio nazionale, che non ha una concentrazione di personale in un unico luogo fisico, alcune iniziative di welfare aziendale che aiutino le donne e le famiglie nella conciliazione e nelle esigenze che si trovano a dover affrontare, in particolar modo, in presenza di figli.”

 

fearless girl

fearless girl https://www.flickr.com/photos/dnorton/33256078130

Quindi pensa che sia importante investire sulle donne?

“Guardi, io credo che senza l’apporto delle donne l’economia non si risolleverà. C’è senza dubbio una questione di diritti e di pari opportunità, ma anche solo dal punto di vista economico, senza la piena e buona occupazione femminile ci troviamo di fronte ad uno spreco di ricchezza, di carburante, costituito dall’energia femminile che è fondamentale per lo sviluppo e la crescita: per un buono sviluppo e una crescita economica e sociale, obiettivi che non andrebbero mai scissi.

Mi viene in mente un’immagine che, credo, rappresenti simbolicamente, molto bene quello che penso. Un paio di anni fa presso la sede della Borsa di New York a Wall Street, di fronte al famoso toro bronzeo era stata posizionata un’altra statua, una bambina con un atteggiamento di sfida, con i pugni sui fianchi. Il nome di quest’opera è “Fearless Girl”, cioè “bambina senza paura”. La bambina sfidava il toro simbolo di forza del capitalismo rampante: aveva lo scopo di sensibilizzare sul valore e potere delle donne nei ruoli di leadership e sulla capacità delle donne di guidare in modo differente anche l’economia. Uno stimolo per le aziende a investire di più su di loro. Ecco, io credo che quella immagine sia l’immagine della forza delle donne e della debolezza di un’economia che non fa leva su essa.”

 

 

 

L’intervista è pubblicata su Donnamica, periodico freepress di informazione femminile, Anno 11 N°1.  Si ringrazia il Direttore Responsabile Chiara Damiani.

Qui potete scaricare il numero per intero.